Fabbrica intelligente

“Internet delle cose” e sensori intelligenti per supportare processi produttivi automatici

Siamo abituati a considerare Internet una tecnologia per un mondo “virtuale” o comunque “dematerializzato”: un esempio classico è la lettera postale, sostituita dalla “immateriale”, ma ugualmente efficace, “e-mail”. La rivoluzione del “web semantico” ha migliorato e velocizzato le comunicazioni e lo scambio di informazioni. Ma non è l’unica possibile. In atto, infatti, c’è una nuova svolta: l’Internet of Things. Si tratta dell’estensione della Rete (e delle sue funzioni) al mondo concreto e delle cose. Gli oggetti adesso possono comunicare, proprio grazie a Internet, e possono farlo con se stessi, con altri oggetti o accedendo ad archivi di dati. Questo permette loro di acquisire intelligenza e quindi di aumentare esponenzialmente capacità e applicazioni, semplificando la vita quotidiana o automatizzando processi produttivi complessi.
L’obiettivo di una fabbrica intelligente è quello di creare sistemi di produzione adeguati ai bisogni attuali, usando al meglio le risorse disponibili.
E’ inoltre necessario progettare prodotti che tengano conto non solo del loro ciclo di vita produttiva ma anche dello smaltimento o del loro riciclo. L’intelligenza del prodotto è la capacità di interpretare ciò che avviene intorno ad esso e di adeguare i propri comportamenti.

Una fabbrica intelligente deve essere attenta anche al coordinamento delle varie fasi di produzione, rientrando in una logica più complessiva di controllo dell’intero processo.
Vi sono poi una serie di dispositivi che rendono più efficienti i processi produttivi nelle fabbriche (riduzione di consumi, velocizzazione, maggiore precisione, sicurezza, ecc.) o nelle aziende agricole (per esempio con un uso più razionale dell’acqua). Secondo la società Gartner gli oggetti connessi entro il 2020 saranno 26 miliardi.
Ovviamente gli oggetti, per diventare intelligenti, devono essere dotati di hardware e software che consentano loro di collegarsi a Internet e di dialogare, acquisire informazioni e “imparare”, tutto in maniera autonoma. Dispositivi che dovranno essere fra l’altro molto piccoli ed “embedded”, cioè integrati con l’oggetto che controllano. Inoltre, dovranno monitorare l’ambiente circostante ed elaborare continuamente dati per aggiornarsi e adattarsi a scenari sempre diversi.